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6 Ott

Sigarette e DNA: il fumo lascia un’impronta nei nostri geni

Sigarette e DNA

Il tabagismo fa male, è risaputo, oggi la scienza ci spiega che i danni vanno ben oltre quelli noti. Il fumo lascia un segno sul dna, prolungando i suoi effetti ben oltre la data dell’ultima sigaretta.
A darne notizia una pubblicazione sulla rivista Cardiovascular Genetics al termine di uno studio internazionale che ha coinvolto ricercatori di varie nazionalità.
In pratica il fumo va a influire sulla metilazione, meccanismo che regola l’espressione dei geni, stabilendo quali di essi debbano essere attivi, e di conseguenza sviluppando delle patologie.

Anche dopo aver smesso di fumare, dunque, attraverso questo procedimento gli effetti dannosi del fumo sul dna rimangono visibili a medio o lungo termine.

La metilazione del dna va considerata come una sorta di impronta sul nostro materiale genetico lasciato dal fumo: il lato positivo della scoperta sta nel fatto che questa impronta potrebbe rappresentare per gli scienziati un nuovo obiettivo per le terapie contro le malattie legate proprio al consumo di tabacco.

La ricerca ha preso in esame tutto il genoma umano di campioni di sangue provenienti da oltre 16 mila persone all’interno di uno studio iniziato negli anni settanta.
Di queste, circa 2500 erano fumatori e 6500 ex fumatori.
All’interno di questo campione, le metilazioni del dna dovute al fumo riguardavano ben 7mila geni diversi e quelle più significative riguardavano geni collegati a patologie cardiocirlolatorie e a tumori.
Non solo : negli ex fumatori, la maggior parte di questi cambiamenti si annullavano entro 5 anni dall’ultimo tiro di sigaretta, ma alcuni di essi persistevano per oltre 30 anni.
L’ennesima prova, dunque, che i danni del fumo possono manifestarsi anche molto tempo dopo aver smesso.